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Contare i gelati

Autore: Valentina Di Cesare

Se mi chiedessero di scegliere tra la notte e il giorno io non avrei dubbi: sceglierei il giorno, anche se non è che abbia tutta questa simpatia per il sole, il caldo, la confusione per le strade, il traffico. Il problema è che nessuno me lo domanderà mai, perché non si è mai sentito che una persona vada in giro per il mondo a chiedere agli sconosciuti se preferiscono la luce o il buio e, se anche questa persona un giorno dovesse arrivare davvero, la sua curiosità servirebbe a poco.  La luce poi, da più di un secolo, grazie ai progressi della scienza, può arrivare nelle case tramite la corrente elettrica, quindi l’illuminazione non è più soltanto una questione di giorno e di notte. Prima doveva essere parecchio difficile stare al buio non appena scendeva la notte, affidarsi alle candele, fare tutto a tentoni, scrutare le sagome attraverso quel nero invadente. Come se la cavavano ad esempio in inverno? Quanto durava, al buio, il gelo nei mesi freddi? Quanto durava la paura? Il pianto di un bambino dopo un brutto sogno? Quanto erano eterne le notti? Più di quelle di adesso? Anche ora, dopo le cinque del pomeriggio, a gennaio il cielo è già scuro, i colori si spengono nella spirale dell’orizzonte e tutto si intorpidisce sulle teste degli uomini: non so come ci si potesse sentire allora, specie se fra tutte quelle persone c’era qualcuno come me. Sì, perché la cosa più triste, quella che davvero mi fa star male, è che a me la notte piace più del giorno: quando a metà pomeriggio il cielo inizia ad appannarsi e a smorzare piano piano il bianco delle nuvole, io non sono per niente triste. Quel che non amo della notte è la funzione che le hanno dato, quella del riposo e del silenzio, e questa funzione l’hanno decisa gli uomini, perciò non è certo colpa della notte se io non sono tanto rilassato. La notte, mentre tutti dormono, io non dormo e il motivo non è chiaro a nessuno da quel che ho capito, e a me men che meno. All’inizio i dottori hanno detto che il mio problema si chiama disturbo del sonno, e hanno anche aggiunto che di disturbi così ce ne sono molti, ovvero che le cause che possono provocarli sono tante e che quindi è difficile capire da cosa dipende davvero questa seccatura. Se una cosa non si capisce non si può risolvere, il mio disturbo è come un problema di geometria che non riesce: succede quando non abbiamo abbastanza dati o quando li calcoliamo male. La notte la passo sveglio, più o meno da quando sono nato, ma la cosa è peggiorata, dicono, da qualche anno. Quando ero un neonato, delle mie veglie non mi accorgevo, a penarne erano mamma e papà che mi avevano messo al mondo, poi crescendo tutto è mutato e ora so bene cosa mi accade di notte: mentre tutti chiudono gli occhi e dimenticano il giorno, le stanchezze, le arrabbiature e anche i desideri, io resto vigile, sento il tempo circolare per le stanze, col suo passo lento di custode dei luoghi. Lo sento passare attraverso i muri, dentro i comodini, lungo le persiane, ascolto i rumori che fa quando non tutti possono sentirlo, credo che lui approfitti del sonno notturno degli uomini per andare a controllare i segni del suo passaggio. Forse il tempo non sa che esistono persone che non riescono a dormire, o forse al contrario conosce persino i nostri nomi e viene a salutarci da vicino con i suoi rumori bizzarri; è come se volesse dirci anch’io sono sempre sveglio, vi capisco molto bene, facciamoci forza. Tra qualche mese inizieranno a farmi delle cure specifiche, sono nuovi trattamenti inventati da alcuni esperti, pare ci sia di mezzo anche la musica ed io ne sono molto felice, perché da quel che ho capito, in certi casi la musica può diventare addirittura una medicina, ma non una di quelle dal sapore cattivo, come gli sciroppi per la tosse, al contrario una medicina buona e naturale, come l’aria fresca della montagna o anche come lo iodio che c’è al mare. Queste nuove cure, insomma, le proveranno proprio su di me, lo ha detto il nuovo dottore. Sì, perché da quando hanno scoperto questo mio problema ho conosciuto moltissime persone che fanno questo mestiere: sono donne e uomini, alcuni anziani altri appena usciti dall’università, alcuni sorridenti e comprensivi, altri con il viso teso e la bocca arcigna, che quando entriamo nello studio sembra quasi mi stiano facendo un piacere. Il nuovo dottore è molto bravo, si chiama Roberto e da quando ci siamo conosciuti ha iniziato a farmi domande sulla mia vita e sulle mie passioni, raccontandomi anche delle sue. Abbiamo scoperto di avere molto in comune, ma quel che ci lega maggiormente è la nostra passione per i gelati: in genere a esserne golosi sono i bambini, poi da adulti si preferisce altro, ma il dottor Roberto non è così e probabilmente gli sono così affezionato perché lui non si comporta come gli altri grandi, sembra un mio coetaneo, solo un po’ più alto e con la barba. Lui dice che la soluzione al mio problema (non lo chiama mai problema poi, lo chiama indovinello da risolvere) la potremo trovare nel gelato. Ad esempio, visto che devo prendere uno sciroppo che mi aiuterà a dormire, mi ha consigliato di mettere la dose giornaliera in una coppetta gelato, ogni volta al gusto che preferisco. Questo, secondo il dottor Roberto, mi aiuterà a non avere antipatia per lo sciroppo. Quando tra qualche settimana mi faranno una cosa che si chiama actigrafia, cioè un controllo che vedrà con quale frequenza mi sveglio e mi addormento durante la notte, il dottor Roberto mi ha promesso che mi farà fare merenda col gelato ogni giorno. L’altro pomeriggio, quasi alla fine della visita, mi ha dato un altro consiglio: di notte, quando di tanto in tanto ti svegli, pensa ai gelati – mi ha detto – conta i gusti che conosci e quelli che vorresti assaggiare ma che ancora non esistono, se hai voglia puoi segnarli su un quaderno da tenere sempre a fianco al letto, così potrai mettere insieme un inventario, una specie di grande enciclopedia dei gelati. Questo passatempo consigliatomi dal dottor Roberto è davvero efficace e, da quando ho iniziato a contare i gelati, mi sento meglio, sento che il tempo non è più imprigionato nella mia stanzetta, non è più un tempo pesante e inutile, è un tempo che mi viene incontro, che non fa più fatica a trascorrere come prima. Inoltre sto diventando un vero esperto di gelati, ho addirittura studiato come si fanno, il dottor Roberto mi ha consigliato dei libri interessanti che spiegano tutti i procedimenti. I volumi li ho sempre sul comodino, insieme al mio quaderno sui gelati che diventa sempre più ricco di informazioni e che forse da grande pubblicherò. Da quando ci sono loro a fianco a me, non sento nemmeno più quei rumori che faceva il tempo qualche mese fa, quando passava nella mia camera.

  

Valentina Di Cesare è scrittrice e giornalista culturale. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, Marta la sarta, mentre nel 2018 è uscito il suo nuovo libro, Le strane combinazioni che fa il tempo. Insegna Lettere alle scuole medie ed è originaria di Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila.

 

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